mercoledì 15 gennaio 2014

ALLA RICERCA DEI NOSTRI PADRI - MESSAPI 4

A circa 8 km. da Lecce, sulla via che conduceva a Martano e poi ad Otranto, sono stati riportati alla luce i resti di un' antica grande città, il nome arcaico di questa città, è andato perduto, oggi la cittadina che sorge in parte su quei ruderi, si chiama Cavallino.
La parte di quell' insediamento che gli archeologi hanno potuto riportare alla luce ci hanno dato un' immagine delle dimensioni e della strutturazione di una città Messapica.
Bisogna anzitutto dire che si trattava di scavi risalenti al V° sec. a.c., quando le città messapiche avevano, loro malgrado dovuto adottare dei sistemi di difesa dalle invasioni dei popoli greci provenienti  da Atene, Sparta e dalle polis greche che in quei periodi combattevano, siamo infatti intorno all' anno 480 a.c. che vide, fra l' altro la conquista e distruzione di Atene, delle guerre fra loro e contro comuni nemici, ma che non perdevano comunque occasione per espandere i loro domini, Cartagine, l' Impero Persiano erano i nemici che i greci dovevano affrontare in patria ed in Sicilia, mentre si espandevano nel mediterraneo sulla zona ionica della Puglia, del Brutium ed in Sicilia.
Gallipoli, Taranto, Metaponto, Crotone, Siracusa,  Catania, Himera e via via sino a Cuma erano le città conquistate dai greci durante la loro campagna di espansione.
Mentre sul litorale ionico, i greci si espandevano, su quello adriatico pugliese la situazione rimaneva piuttosto tranquilla. la Polis di riferimento era Corfù che intratteneva rapporti commerciali con le città che si affacciavano sul mare adriatico.
I tarentini, in quei periodi, allo scopo di procurarsi degli schiavi, facevano delle continue incursioni nei villaggi messapi, il nome iapige era infatti attribuito ai servi, ed il termine kolabrizesthai ( Calabria ) indicava appunto l' essere trattati come schiavi.
Perciò i villaggi messapici, che fino ad allora non ne avevano avuto necessità furono costrette a fornirsi di adeguati sistemi di difesa e di fortificazioni.
In quel periodo, inoltre i tarentini, fecero innalzare un donario al tempio di Apollo a Delfi dove erano effigiati cavalli e donne messapiche prigioniere.
Ma i tarentini si erano macchiati di una colpa molto più grave che Clearco ci descrive nel IV libro delle Vitae e che riporto tratto da un volumetto di Francesco D' Andria della traduzione integrale curata da Mario Lombardo ( Ateneo, Deipnosofisti, XII 522 D-F ) :
" Clearco, nel IV libro delle Vitae, dice che, dopo aver acquisito forza e potenza, i Tarentini si diedero al lusso e alla mollezza fino al punto di depilarsi su tutto il corpo, introducendo così questa pratica della depilazione per tutti gli altri popoli.
Tutti gli uomini, dice, indossavano vesti trasparenti col bordo di porpora, abiti d cui si adorna oggi la moda femminile.
Ma più tardi, spinti dal lusso alla tracotanza, devastarono una città degli Iapigi, Carbina, i cui fanciulli, canciulle e donne nel fiore dell' età essi raccolsero nei templi dei Carbinati; ed essendosi lì accampati, esponevano agli sguardi di tutti, durante il giorno, i loro corpi nudi, e chiunque volesse, lanciandosi come su uno sventurato gregge, poteva soddisfare le sue voglie con la bellezza delle vittime ammassate in quel luogo; e tutti guardavano, ma sopratutto coloro a cui essi meno pensavano, gli dei. E la divinità si adirò a tal punto da fulminare tutti i Tarentini che a Carbina si erano resi colpevoli di quel misfatto. E ancora oggi, a Taranto,
ogni casa ha innanzi alle porte unb numero di stele pari a quelle dei membri della spedizione in Iapigia che avevano abitato in essa; su queste stele, nell' anniversario del loro annientamento, non piangono gli scomparsi nè versano le libagioni di rito, ma sacrificano a Zeus Kaibantes, cioè Fulminatore".
Questo episodio scatenò le ire degli Iapigi  e scatenò la loro ira al punto che, ce ne parla Erodoto, scatenò la più grande strage di greci, il Phonos Ellenikos Megistos. La furia dei Messapici fu tale che l' esercito greco sbaragliato fu inseguito dai vincitori fino alle porte della città sullo stretto ( Reggio Calabria allora alleata dei Tarentini ) e lì sterminati.
Tornando quindi all' insediamento di Cavallino possiamo dare un o sguardo a come era strutturato, esso ricopriva un'estensione di circa 69 ettari, che ne facevano sicuramente una grande città, la sua cinta muraria era lunga circa 3.100 metri recintata tutt' intorno da u fossato largo 4 metri e profondo 3, le porte erano in legno e rientranti con uno stretto corridoio che offriva ai difensori la possibilità di difenderle dall ' alto; entrando nelle mura c' era una via con marciapiedi ed ai suoi lati due file di case, le costruzioni erano rettangolari e ricoperte con tegole leggermente arcuate, in fondo alla via, una piazza con diversi locali dove si esercitavano tutte le attività, commerciali, artigiane e depositi di tutte le materie di cui avessero bisogno i cittadini, in fondo alla piazza, l' abitazione del principe, questa era circondata da un muro di cinta su un  lato di esso c' era un suolo con delle stele infisse nel terreno, era la zona funeraria; questa è una delle prime testimonianze di necropoli e del culto dei morti dei Messapi, che ritroviamo solo in diversi scavi di età posteriore al V° sec. a.c.
Verso la seconda metà del V° sec. però diverse città dei Messapi, fra cui anche Cavallino, apparivano distrutte ed abbandonate, bruciate e le cisterne per l' acqua riempite di detriti vari, non possiamo ancora conoscerne la causa, probabilmente dovuta a pirati venuti dal mare, od a guerre fra confinanti, la tesi più probabile resta quella che pone queste città attaccate e distrutte dai greci per ritorsione.
Intanto un' altra minaccia incombeva da nord sulle terre dei Messapi, l' espansione di Roma si avvicinava sempre più al Salento e ciò fece sì che molti Iapigi abbandonassero la Puglia in cerca di posti più tranquilli dove poter vivere in pace.
Gli Iapigi comunque rimangono un popolo di pastori e contadini dediti più al lavoro che alla guerra, anche se  costretti a difendersi, dovettero armarsi ed affrontare nemici che essi non  avrebbero voluto.

martedì 14 gennaio 2014

ALLA RICERCA DEI NOSTRI PADRI - MESSAPI 3

Nei secoli che seguiranno dal 1.000 a.c. in poi la vita dei Messapi continua a scorrere piuttosto tranquillamente, i commerci con i paesi balcanici sono improntati su interscambi proficui per tutti, nuovi villaggi sorgono nelle zone interne del Salento, Vaste, muro Leccese, Manduria, Cavallino sono solo alcuni dei villaggi che sorgono in quei periodi.
Dai Balcani arrivarono anche nuove genti che si stabilivano nei paesi messapici mischiandosi alla popolazione residente oppure creando nuovi insediamenti, nacquero anche paesi come Gallipoli, Taras, Metaponto ed anche centri di quella che oggi conosciamo come la  Grecìa Salentina, paesi dove ancor  oggi qualcuno parla ancora il grico ( una sorta di dialetto di chiara provenienza greco-classica ) Calimera, Martano, Melpignano  ed altri.
L' invenzione della scrittura, ad opera dei Fenici, che fu presto adottata dai Greci, portò anche i Messapi, che erano in continuo e3 costante rapporto con i mercanti Greci,ad adottare questo nuovo metodo di comunicazione, ciò avvenne con largo anticipo rispetto alle altre popolazioni Italiche, basti pensare che gli Iapigi Peucezi e Dauni, cominciarono ad usarla circa due secoli dopo, intorno al 700 a.c. e poi, via via gli altri popoli Italici.All' alfabeto greco, però i Messapi aggiunsero anche alcuni segni appartenenti alla cultura messapica.
I Greci, che avevano stabilito le proprie colonie nella parte ionica del Salento, intanto acquisivano sempre maggiori territori, costringendo gli Iapigi ad arretrare verso l' interno trovando rifugio nei villaggi che avevano fondato coloro che erano stati cacciati dalle loro case prima di loro, Manduria, Oria, Grottaglie, Brindisi, furono alcune delle città che offrirono loro asilo e che comunque si vedevano sempre più minacciate dall' ingerenza dei greci.
Lungo il litorale adriatico, la situazione però era molto più tranquilla, non vi furono insediamenti greci, data anche la vicinanza con la Polis più vicina che era Kerkyra ( Corfù ) e che osservava ancora ottimi rapporti commerciali con i Messapi, mentre lungo la costa ionica si insediavano Spartani ed Ateniesi.
A causa di queste tensioni, i Messapi, che fino ad allora avevano vissuto in villaggi aperti senza alcuna forma di protezione, cominciarono a recintare e fortificare le proprie città, Otranto, Cavallino, Muro Leccese,Vaste ritennero necessario premunirsi contro possibili minacce esterne.
Intorno al V° sec. a.c. le città Messapiche si presentavano munite di mura di cinta alte circa 7 metri, con merlature per agevolarne le difese, le porte d'accesso alle città erano arretrate rispetto alle  mura per scoraggiare gli invasori, che per poterci entrare avrebbero dovuto entrare in spazi angusti offrendo la possibilità ai difensori di attaccarli dall' alto.
Architetti greci, erano stati inviati da Metaponto per progettare e curare la costruzione di queste fortificazioni; in cambio di ciò, dal salento partivano per la città lucana, ricchi carichi di quella che era la più apprezzata risorsa delle terre salentine, e che ancor oggi consente ai nostri artigiani di esprimere la loro versatilità, una pietra calcarea denominata Pietra Leccese ( leccisu ), molto malleabile ottima per essere lavorata e scolpita in vere e proprie opere d' arte, chiunque visita il salento, non può non ammirare quelle opere che fanno bella mostra di se all' interno e nelle vetrine degli artigiani locali.
Gli iapigi non avevano un vero e proprio culto dei morti, essi usavano bruciare i corpi dei defunti e spargerne le ceneri ( come segno di possesso della terra sul corpo che così ritornava alla madre terra ), di ciò ci dà testimonianza Giustino, nei suoi Epitaffi egli infatti ci narra il mito di Falanto; Falanto, condottiero spartano, dopo aver occupato la città di Taranto e cacciato via i suoi vecchi abitanti, che avevano trovato ospitalità  a Brindisi, fu cacciato , a sua volta, dai suoi stessi concittadini a causa di una rivolta ed anch' egli trovò rifugio a Brindisi. Giunto in punto di morte, chiese ai suoi ospitanti che, dopo averne bruciato il corpo, le sue ceneri  fossero segretamente sparse nella piazza dell' Assemblea di Taranto; infatti fin' ora non è stata trovata alcuna necropoli  qantecede3nte il V° sec. a.c., presenze di aree di sepoltura sono invece presenti all' interno delle città fortificate a partire dal 500 a.c. in poi.


lunedì 13 gennaio 2014

ALLA RICERCA DE NOSTRI PADRI - MESSAPI 2

Nell' alto mesolitco, 10.000/1.000 a.c. la terra denominata Puglia, corrispondeva più o meno all' attuale parte settentrionale, oggi corrispondente alle province di Bari e Foggia, mentre i territori a meridione ( oggi corrispondenti alle provincie di Lecce, Brindisi e Taranto ), erano denominati Calabria, mentre l' attuale Calabria, era denominata Brutium.
Gli Iapigi erano una popolazione Indo-Europea che, proveniente dall' Illiria, si era stanziata nell' attuale Daunia, da lì, successiv  amente si espansero in tutte quelle terre che formano oggi l'attuale Puglia, dando origine a tre diversi gruppi etnici i Dauni, rimasero nella terra d' origine; i Peucezi, si stabilirono nell' attuale provincia di Bari ed i Messapi che occuparono il meridione dell' attuale regione Puglia.
Intorno al 1.800 a.c., possiamo oggi datare l' epoca in cui iniziarono gli insediamenti Messapici nella terra Salentina, si trattava, allora, di piccoli sporadici insediamenti di gruppi familiari di pastori e contadini che, alla ricerca di nuove terre da colonizzare e rendere produttive per l' agricoltura, affrontavano pericoli, incognite ed enormi fatiche.
Il Salento di quei periodi era formato da foreste di pini,querce vallonee, abitate da animali ( lupi, cinghiali, orsi, animali selvatici senza alcun timore verso l' uomo,in quei luoghi ancora sconosciuto ) oggi del tutto scomparsi nelle nostre terre.
I villaggi, inizialmente venivano edificati vicino al mare, su alture da cui poter osservare eventuali avvicinamenti di barche che attraversavano il canale d' Otranto cariche di mercanzie da scambiare con gli indigeni.
Brindisi, Roca Vecchia, Otranto, Porto Cesareo erano i più importanti insediamenti che ci hanno fornito  le testimonianze da cui oggi noi possiamo trarre le informazioni sul passato e sulla vita condotta dai nostri antenati.
Nei villaggi Messapici, gli uomini svolgevano i lavori più pesanti, essi si dedicavano al disboscamento delle terre da rendere coltivabili, a condurre le pecore e la capre al pascolo, con l' aiuto dei cani, allora già addomesticati a coltivare la terra ed alla pesca in un mare sicuramente molto più generoso di quello attuale, le donne si dedicavano alla cucina, alla tessitura della lana per ricavarne i vestiti da usare d' inverno, ed alla produzione dei vasi di terracotta per conservare i cibi.
Dall' Oriente, come abbiamo già accennato, giungevano mercanti greci, albanesi ed Illiri che portavano i prodotti acquistati nelle terre al di là del Canale per scambiarli con i prodotti che trovavano nei villaggi messapici.
Otranto era il più importante dei villaggi visitati, perchè, oltre ad essere il più vicino ed a fornire un sicuro riparo dalle tempeste, grazie alla presenza di due sorgenti d' acqua molto vicine alla spiaggia d' approdo, offriva la possibilità di farne rifornimento.
Le capanne messapiche dell' epoca  erano fatte con pali di legno rivestite con frasche, foglie sovrapposte per formare un riparo dalle intemperie, avevano forma circolare ed al loro centro ardeva un sacro focolare che fungeva, col rassicurante calore delle sue fiamme, da nucleo aggregante delle famiglie, attorno al quale ci si riuniva a sera per narrare delle vicende quotidiane e per programmare il lavoro per i giorni successivi.
I vasi in ceramica prodotti dai messapi, erano piuttosto rozzi e poco potevano in confronto a quelli che i mercanti greci portavano con se, erano costruiti manualmente ed erano molto più spessi e pesanti, ma con l' avvento, attorno all'anno 1.000 a.c., dei primi torni, importati dalla Grecia, iniziarono sempre più ad affinarsi
e ad assumere forme e colori molto più moderni.
Intorno a quegli anni, i villaggi dei messapi avevano modificato il loro aspetto, le capanne erano diventate rettangolari, nei centri dei villaggi, si notavano capanne con muri di mattoni, i tetti erano ora fatti in maniera più solida e sicura e proteggeva meglio dalle piogge ed erano cresciuti di numero, la popolazione continuava ad aumentare e nuovi insediamenti nascevano anche nell' entroterra.
Gli scambi commerciali con i mercanti d' oltre canale, continuavano ad essere molto proficui portando benefici a tutti.














venerdì 10 gennaio 2014

ALLA RICERCA DEI NOSTRI PADRI - I MESSAPI

Quando intorno al 1812 mons Becchetti,  vescovo di Città della Pieve, ecc. ecc. ecc. scrisse la sua opera FILOSOFIA DEGLI ANTICHI POPOLI - Opera in risposta all' opera del Dupuis, sicuramente trascurava alcune importanti considerazioni che, non so in realtà quanto in buona fede, avrebbe dovuto tenere in debita considerazione.
Forse egli, dall' alto dei suoi titoli accademici, non riteneva la preistoria degna di considerazione, perchè, a suo dire, manca di dati e testimonianze che invece la religione cattolica fornisce grazie ai libri che formano il suo testo sacro ( la bibbia ).
Al di là delle considerazionio che oggi noi possiamo opporre ad un' opera scritta due secoli fa, ritengo che il sig Becchetti avrebbe invece dovuto adottare ben altro atteggiamento che non il sarcasmo  espresso in quella sua opera; è vero che le opere retro datate sicuramente possono presentare delle lacune o dare adito ad interpretazioni non proprio fedeli dei fatti raccontati, ma è pur vero che in realtà nessuna opera scritta ha mai narrato di fatti in tempo reale.
Gli stessi cronisti che seguivano i condottieri nelle loro campagne per narrarne le glorie ed i fasti, dapprima prendevano appunti per poi riportarne i resoconti dopo che fosse passato diverso tempo, anche perchè, si sa il tempo addolcisce i ricordi.La stessa bibbia narra di vicende accadute secoli se non addirittura millenni prima della loro narrazione: i vangeli, che narrano vicende della vita del cristo, ed i suoi insegnamenti, furono scritti dopo circa un secolo dalla morte di Gesù dopo  che i testimoni di quei fatti erano morti ; non è questa comunque la sede per discutere sull' attendibilità delle scritture, ciò che mi prefiggo è invece  ( se ce ne fosse bisogno ) di spezzare una lancia a favore di una scienza che in base a testimonianze orali ed a ricerche sui territori svolge, come un detective, indagini allo scopo di trovare prove su quello che è il passato non scritto del genere umano.
L' Archeologia, non ha che antichi scritti che narravano fatti accaduti secoli prima e che la memoria storica tramanda, l' Archeologo, in base a queste testimonianze riesce a ricostruire ed a provare la veridicità di ciò che era scritto trovando nel terreno le prove con i risultati che i suoi scavi riportano alla luce.
Quando ancora non esisteva la scrittura, esistevano graffiti, ceramiche e tanti altri indizi che lo studioso raccoglie, cataloga e rivela al mondo per darne testimonianza.
Di questo dobbiamo dare atto agli sforzi costoro che cercano di darci delle risposte agli interrogativi che il passato dell' umanità ci pone.
Poco ha a che vedere l' archeologia con la religione, anche perchè le ricerche degli archeologi mirano a trovare testimonianze storiche che a volte potrebbero anche confermare o smentire credenze religiose che comunque andrebbero pubblicate.     
Dopo questa premessa, e non dopo aver reso un doveroso omaggio agli Archeologi dell' Università  del Salento e di altre Università con le quali collaborano, che fin dagli anni  '60 svolgono approfonditi studi  nella nostra regione ottenendo ottimi risultati e riportando alla luce testimonianze di non poco rilievo 
 e testimoniando i meriti dei prof. Valli, D' Andria, Assunta Orlando, Cosimo Pagliara, Gino Felice Lo Porto, Jean-Paul Morel, Dowe Intema e di tanti altri che sarebbe troppo lungo da elencarli tutti, affrontiamo ora l' argomento che  ci siamo riptoposti di narrare e che tratta degli insediamenti Messapici nel territorio Salentino; il Salento, terra a sud est dell' Italia, e rappresenta il tacco del nostro stivale, è la regione più orientale della nostra penisola ed anch' esso una penisola che abbraccia le provincie di Lecce, Brindisi e Taranto è fin dagli anni '60 oggetto di particolari attenzioni da parte del dipartimento di Archeologia dell' Università del Salento in collaborazione anche con altre università Italiane e straniere che hanno riportato alla luce insediamenti e necropoli Iapigie e Messapiche in tutto il territorio Salentino Ostuni, Fasano, Taranto, Porto Cesareo, Salve, Ugento, Leuca, Otranto, sono alcvune delle località che hanno svelato tanti segreti nascosti nelle visceri delle loro terre.
Quasi tutti i ritrovamenti sono datati all' età del bronzo ma anche a quella del ferro.
I ritrovamenti abbracciano un periodo risalente dal 1800 a.c. in poi.
Se consideriamo che l' età del bronzo va dal II° millennio a.c. e fino all' età del ferro, X-IX sec. e che l' invenzione della scrittura, ad opera dei Fenici, che dà inizio alla storia vera e propria risale al 1000 a.c. e che la fondazione della città di Roma risale al 700 a.c., possiamo renderci conto di quanto approssimative siano state le notizie che hanno poi portato alle scoperte narrate, ciò nonostante se qualcuno non avesse creduto a quei " sentito dire " oggi non potremmo godere di quanto i nostri archeologi hanno scoperto e riportato alla luce rendendocene testimoni. 

sabato 4 gennaio 2014

LE DIVINITÀ' DELL' ANTICA RELIGIONE ROMANA

Come abbiamo potuto constatare, la religione cattolica ha ereditato dall' antica religione romana, credenze e costumi; ho spiegato come ciò non fosse pura casualità, ma facesse parte di un disegno mirato a soppiantare nei costumi della gens capitolina, nuove usanze e nuovi credi che aumentassero il potere, non solo di penetrazione, delle nuove ideologie, ma che fossero destinate a soppiantare definitivamente le vecchie credenze.
Diamo ora uno sguardo alle caratteristiche dei vari dei che popolano la mitologia romana; ogni atto, azione, opera che l' uomo svolgesse, era sempre sottoposta al buon auspicio di una divinità, queste potevano esseri ispirate alla natura come, Maia, Bona dea, Fauna, Ops, Serra, Coluber, oppure ai lavori della terra ( Maia ) che i contadini svolgevano:
Vervactor                 era il dio che sovrintendeva al dissodamento della terra
Piedator                   invece la preparava
Imporcitor                faceva le porche mentre
Insitor                      affondava il seme e così via fino a............
Promitor                  che era il dio che tirava fuori il grano dal granaio.
Che dire poi dei neonati ?
Levana                     era la divinità che proteggeva il neonato dopo il parto
Cunina                     lo proteggeva quando veniva deposto nella culla
e così via
Ma anche le suppellettili, gli arredi e persino la casa stessa avevano i loro santi perdon, dei protettori:
Cordea                     i cardini delle porte
Tutela                       i battenti
Limentinus               le soglie delle porte ecc. ecc.
Anche gli stati d' animo e le cose astratte avevano bisogno di un dio o dea a cui votarsi, perciò vediamo :
Concordia, Felicitas, Fides, Libertas, Pax, Pietas, Pudicitia, Salus, Spes.
Tutte queste divinità, sono naturalmente precedenti l' incontro della cultura romana con quella greca, l' arrivo della quale provocò un' autentica rivoluzione nelle credenze romane che dovettero assumere altre divinità, la magior parte delle quali non furono altro che quelle vecchie riciclate ed adattate alle nuove necessità :
Giove                     divinità di origine indo-Europea cui furono attribuiti numerosi
                              epiteti Fulgator, Elicius, Pluvius, Capitolinus, Latiarius,
                              Vesuvius ecc. ecc.                                                                Marte                    divinità dapprima agricola poi guerriera, che abbiamo 
                              incontrato nella supplica dei Fratelli Arvali tratta da
                              Tertulliano
Quirino                  riconducibile all' ascensione di Romolo.
Giunone                 nume specifico femminile
Diana                     dea dei boschi e della caccia, di chiara origine Italica
Minerva                 antichissima dea Italica associata alla triade Capitolina
Mercurio               dio dei mercanti
Nettuno                 dio delle acque e del mondo umido in genere
Saturno                 dio delle sementi
Apollo                    rappresenta il sole
Esculapio              divinità collegata agli inferi
Castore e Polluce i Dioscuri (  figli di Giove ) che rappresentavano il pianeta
                              Venere nel suo doppio aspettodi Stella della sera e del
                              mattino.
La storia, naturalmente si è ripetuta anche con l' avvento della nuova fede, il Cristanesimo.

venerdì 3 gennaio 2014

L' ANTICA RELIGIONE ROMANA 5

Come abbiamo già accennato il culto pubblico, a Roma, era celebrato dallo stato attraverso suoi rappresentanti, sacerdoti e quant' altro potesse servire per gestire un apparato dedicato alla cura spirituale del popolo.
I riti, che seguivano dei rituali molto rigidi  e controllati, non potevano essere celebrati nelle pubbliche vie, avevano bisogno di di luoghi riservati con caratteristiche di sacralità, in sintesi c' era bisogno di templi.
Inizialmente si usarono dei luoghi recintati da pietre o comunque non accessibili a chi non avesse le caratteristiche che lo rendessero spiritualmente idoneo ad accedervi.
I sacerdoti, avevano sicuramente queste caratteristiche, ma chi erano questi sacerdoti?
Il nostro concetto di sacerdote, sicuramente e diverso dal concetto di sacerdote che esisteva nella Roma antica; il sacerdote odierno ha posizioni dottrinali e dogmatiche da osservare e da difendere, diventa sacralmente un rappresentante di dio, obbedisce ad una gerarchiaa cui riconosce poteri diversi anche se armonici.
I sacerdoti Romani rappresentavano il dio del quale esercitavano il culto , dovevano rispettare delle regole rituali molto rigide ed obbedivano ad una gerarchia a cui dovevano riconoscere poteri armonici al credo professato.
In sintesi, a ben vedere, tanta differenza fra i sacerdoti odierni  e quelli dell' antica Roma, la differenza non è poi così abissale, rappresentavano, e continuano a rappresentare una casta all' interno della società.
Ad organizzare il clero Romano, come abbiamo già visto, fu Numa Pompilio che avocò a se lacarica di Pontefice Massimo, titolo che rimase al re fino all' avvento della Repubblica, dopo la caduta di Tarquinio il Superbo.
Vediuamo ora come era organizzato uil clero Romano ; il complesso sacerdotale era composto da 4 singoli collegi:
1) I Pontefici al cui vertice c' era il Pontifex Maximum
2) Gli auguri
3) I Quindicenviri Sacris Faciundis
4) I Setemviri Epulones
Dal solo collegio dei Pontefici, dipendevano poi:
a) Il Rex Sacrorum
b) Le Vestali
c) I Flamini.
I Pontefici
Marco Terenzio Varrone, vissuto nel I° sec. a.c. ci dà due definizioni etimologiche dei Pontefici, egli ci dice che il loro nome deriva dal fatto che siano stati essi a costruire il ponte Sublicio :
" Pontifices, ut Scaevola Quintus Pontifex Maximum dicebat, a posse et facere, ut Pontifices; ego a ponte arbitrornam agb his Sublicius est factus primus, ut restitutus saepe, quam in eo sacra et uls et cis Tiberi non mediocri ritu fiant. Curiones dicti a curiis, qui fiunt utin his sacra faciant".
I Pontefice erano in pratica gli esperti di cose religiose, teologi e canonisti, erano eletti per cooptatio, ossia per nomina dai membri della corprazione,m avevano cura di riportare in forma scritta tutte le norme di carattere giuridico e religioso.
Le raccolte che essi curavano, erano :
- Libri Sacerdotum Populi Romani     raccolta delle orazioni e dei riti per le funzioni religiose
- Commentari Pontificum                   raccolta di decreti e responsi relativi a problemi sacro-giuridici
- Fasti                                                 elenco dei magistrati eletti annualmente e calendario Romano
- Annales Pontificum o Maximum     cronache dei fatti di maggior rilievo accaduti, queste tavole erano                                                              esposte al pubblico.
I Pontefici erano inizialmente eletti fra i patrizi, successivamente anche fra i plebei, nel 252 a.c. fu eletto il primo Pontefice massimo plebeo.
Il Rex Sacrorum
Con l' avvento della repubblica, non essendoci più un re che celebrasse alcuni riti pubblici che la tradizione gli affidava, fu creato, ci informa Livio, una figura che  esercitava le funzioni del re, solo in quelle particolari occasioni, egli compiva un sacrificio ogni luna nuova, il 24 febbraio, in occasione della festa chiamata Regifum, compiva un altro sacrificio , il 24 marzo ed il 24 maggio, presiedeva un comizio non deliberante nel foro.
Le Vestali
Erano le sacerdotesse della dea Vesta, curavano il fuoco sacro a lei dedicato, se il fuoco si fossespento, la o le responsabili venivano sepolte vive per punizione. Erano scelte fra le bambine fra i 6 e i 10 anni e duravano in carica per 30 anni. Avevano l' obbligo di restare vergini per tutto il periodo che asservivano a questo incarico, la perdita della verginità poteva essere punita anche con la morte.
Avevano funzioni salvifiche, se per strada incontravano un condannato a morte, questo veniva immediatamente graziato.
I Flamini
Erano sacerdoti addetti al culto di singole divinità, Al Flamen erano imposti diversi divieti :
  1) andare a cavallo
  2) vedere l' esercito armato
  3) non potevano giurare
  4) portare anelli al dito, a meno che questo non fosse tagliato
  5) potevano avere il fuoco in casa solo per uso sacro
  6) se un uomo incatenato entrava nella loro casa, doveva essere immediatamente liberato e le catene          buttate fuori dalla casa stessa
  7) non potevano portare nodi addosso alla loro persona
  8) se incontravano un condannato alle verghe, questi non poteva più essere battuto in quel giorno
  9) I loro capelli potevano essere tagliati solo da un uomo libero
10) Non potevano nominare nè toccare una capra, la carne cruda, l' edera e le fave
11) non potevano tagliare vitigni protesi in alto
12) capelli ed unghie ritagliate dalla loro persona dovevano essere seppellite sotto un albero
13) non potevano mangiare farina lievitata
14) non potevano toccare un morto
15) non potevano entrare in un luogo dove qualcuno era stato cremato
Il Flamen dialis ( sacerdote di Giove ) non poteva divorziare e perdeva la sua carica alla morte della moglie.
Il Collegio degli Auguri
Sul Campidoglio osservavano il volo degli uccelli per trarne degli auspici
I Quindicenviri Sacris Facundi
interpellavano, per ordine del senato, i Libri Sibillini per aiutare a risolverele crisi dello stato
I Septemviri Epulones
erano addetti alla direzione dei banchetti sacri in occasione di solenni feste religiose e durante i ludi romani e plebei
I Sodalizi
erano delle vere e proprie confraternite religiose, i più importanti erano i fratelli Arvali, i Salii, i luperci, i Feziali ed i Sodali Titii, i più antichi dei quali però non si riportano più notizie.

Nello scusarmi con i miei amici lettori, per aver tralasciato, per ragioni di tempo e di spazio, tante altre notizie anche importanti, rimango a disposizione per ulteriori chiarimenti ed approfondimenti.
Tengo inoltre a precisare che in altre occasioni tratterò in modo più approfondito ed accurato singoli argomenti che qui ho trattato in modo alquanto superficiale.
Se poi qualcuno volesse avere maggiori chiarimenti e dettagli, può richiederli lasciando un commento, dopo essersi registrato sul blog.
Domani, un' appendice,  dedicata alle maggiori divinità dell' antica religione Romana.



giovedì 2 gennaio 2014

L' ANTICA RELIGIONE ROMANA 4

E' notorio che i Romani hanno sempre mantenuto una netta distinzione fra il culto privato e quello pubblico.
Il culto pubblico era amministrato dallo stato e gravava sulla comunità.
Il culto privato, invece era a totale carico delle famiglie; la famiglia Romana, identificava tutti coloro che discendevano da un unico capostipite, perciò, nella Roma arcaica le famiglie erano legate da vincoli giuridici e religiosi.
L' insieme dei culti e dei riti che si svolgevano all' interno delle famiglie avevano un aspetto totalmente privato e, nonostante i mutamenti degli usi e dei costumi dovuti all' espansione della città che richiedeva, in una cultura aperta come quella Romana, continui aggiornamenti causati dal continuo aumento della popolazione immigrata, rimanevano immutati e sempre più radicati nella cultura dei Romani.
Per queste ragioni tali usanze, con l' arrivo di nuove religioni, furono le più difficili da estirpare dalla cultura dei Romani anzi molto spesso esse furono copiate ed inglobate nelle religioni emergenti.
Il culto domestico era anzitutto votato alla protezione delle famiglie e dei loro averi; i Lari, i Penati, il Genius, i Semoni erano divinità benefiche che espandevano la loro protezione su tutto ciò che avesse dei collegamenti con la famiglia ed i suoi componenti.
Nei culti erano anche presenti degli spiriti protettori i Mani e degli spiriti malvagi lòe Lemures e le Larvae.
Presso il Focolare , ardeva il fuoco sacro,  usanza condivisa con tutte le culture (come vedremo quando tratteremo il tema dei messapi nelle terre del Salento) dell' Italia.
Il benefico calore del fuoco creava un' armonia nell' ambito familiare, esso ardeva tutto il giorno e la notte covava sotto la cenere per essere riattizzato al mattino.
Partecipava alla vita quotidiana della famiglia che lo nutriva dandogli persino parte del proprio cibo ed il fuoco ricambiava con le sue fiamme che fornivano un senso di sicurezza e di religiosità.
Il Pater Familias occupa una posizione preminente nella casa, egli presiede al culto del fuoco ed, in sua assenza può essere sostituito dalla moglie o  dai figli che devono custodire il fuoco sacro.
Per l' esercizio dei culti si usavano alcuni oggetti sacri :
- Il Piatto - Patera :      serviva a portare al focolare le vivande per nutrire il                                       fuoco sacro. Generalmente era in metallo prezioso;
- La Saliera - Salinum: serviva per contenere il sale per gli esorcismi era
                                     era considerato un elemento di conservazione della
                                     casa stessa;
- L' Acerra -Thribulum
     Acerra  Thuraria     vi si conservava l' incenso per profumare l' altare;
- L' Orciolo -
  Praefericulum            veniva adoperato per fare le libagioni sull' altare;
- L' Aspersorio             costruito con crine innestato in un manico e serviva
  Aspergiculum             per le lustrazioni. Molto spesso era sostituito da un
                                     ramoscello d' ulivo.
I riti principali compresi nwel culto privatoerano :
- Il Matrimonio             ( di questi ed altri riti ne parleremo in seguito, per ora,  
- I  Funerali                     anche per non dilungarci troppo, ci dedicheremo alla
- L' oltretomba                religione ed ai suoi aspetti principali trattando delle
                                        principali divinità dell' antica religione Romana ).
Le principali divinità del culto domestico, spiriti campestrie familiari, erano i Lari, protettori del raccolto nei campi e dei contadini, in seguito essi divennero anche protettori delle famiglie, della loro prosperità e salute, guardiani dei loro beni e delle loro fortune.
I Lari agiscono all' esterno, a differenza del Genius ( anche se hanno più o meno gli stessi poteri ), che agisce come una forza all' interno dell' individuo      ( Capo Famiglia ), i Lari proteggono l' intera famiglia e non il singolo individuo, come il Genius.
Mentre per proteggere i campi, i Lari agiscono in coppie, le loro cappelle sono generalmente situate sui confini fra due proprietà oppure nei crocevia Lares campitales, nelle case delle famigliewagisce un solo Lare.
La Letteratura Romana ci fornisce svariate testimonianze sui Lares:
Tibullo ci narra che essi erano scolpiti su di un ceppo d' alberoe mostravano diverse somiglianze con il dio dei boschi Silvano.
Nel "Canto dei Fratelli Arvali", i Lares vengono invocati assieme al dio Marte, citando un' espressione arcaica ripresa da Tertulliano :
" Enos Lases iuvate;
   neve lue rue Marmar sins incurrere in pleores
   Satur fu, fero Mars, limen sali, sta berber Semunis alternei
   advocapit  conctos enos Marmor invitto
   triumpe, triumpe, triumpe, triumpe, triumpe. "
O Lari aiutateci;
non permettere o Marte che la morte e la rovina piombino sul popolo
Sii sazio, fiero Marte, salta sulla soglia, fermati o barbaro, egli evocherà alternativamente tutti i Semoni
O Marte aiutaci
trionfa, trionfa, trionfa, trionfa, triomnfa.
Anche Orazio, nelle sue " Satire " ce li descriuve come divinità di campagna.
Si suppone che la genitrice dei Lari fosse la dea Dia, successivamente identificata con la dea Acca Larentia, il loro culto risale alla fondazione di Roma.
I Penati sono protettorti delle dispense, essi appaiono sempre in coppia, uno presiedeal nutrimento solido, l' altro a quello liquido.
Il culto dei Penati, è lo stesso che si presta ai Lari, ad ogni pasto, viene offerta loro un' offerta di sale e di farro.

Il Genius - Gignet el Gignet solet - è l' essenza creatrice o vis generandi dell' uomo, si festeggia il giorno del compleanno del Pater Familias.
I Mani, in origine4 designavano i defunti in generale, questi spiriti benefici, rappresentavano le anime che continuavano a vivere nelle case.
Le Lemures - Larvae erano spiriti malvagi che tornavano nel mondo dei vivi in giorni determinati a tormentare gli uomini, ma anche gli animali  con immagini ed incubi terrificanti.
Le Larvae erano spiriti malvagi di assassini o di persone morte in modo violento-
Nell' epoca imperiale, Larvae furono chiamate nel linguaggio teatrale, le maschere che si contorcevano sulle scene ad imitare dolori violenti.

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